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Donato Salvia

Autore

La mia mano destra

Il primo libro

Nel 1958 una casa farmaceutica tedesca lanciò sul mercato un farmaco. A causa di poveri test di laboratorio, questo farmaco basato sulla Talidomide, causava malformazioni nei futuri bimbi le cui madri lo avevano assunto in gravidanza. Io sono uno di quelle migliaia di bimbi nati tra il 58’ e il 65 anno in cui il prodotto venne ritirato dal commercio.

Il libro narra della mia storia in relazione alla mia mano destra che è focomelica. Continue reading “La mia mano destra”

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Seduto nel deserto a bere un tè con Gheddafi

Il secondo libro

Nello studiare la storia uno potrebbe concentrarsi sulle date. Oppure potrebbe comprendere gli avvenimenti e da questi imparare delle lezioni. Una delle cose che stavo studiando ieri riguardava come gli Inglesi fossero riusciti a conquistare una notevole quantità di territori nei secoli passati. Nella storia l’isola britannica venne invasa da diverse popolazioni e civiltà fino al 1200 circa, tanto è vero che il nome del popolo – anglo sassone – altro non è che il nome di due popolazioni germaniche che l’avevano invasa.
In seguito gli inglesi conquistarono territori talmente vasti da diventare un impero.

Quale fu la nota del loro successo? Continue reading “Seduto nel deserto a bere un tè con Gheddafi”

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Perché scrivo.

Libro La mia mano destraMi piace scrivere, comunicare e far capire cose che so, come impararne altre leggendo. Mi piace proprio. Ma quando ricevo queste conferme (vedi sotto) penso sia veramente importante.

Ciao Donato Salvia, ti volevo ringraziare tantissimo!!! Quando è nato Paolo [nome cambiato] (al quale mancano 4 dita alla mano destra) il tuo libro mi è stato davvero di grande aiuto❤️ (Così come la tua intervista).
Stavo attraversando un periodo davvero brutto perché dovevo scegliere se operare o meno Paolo (una decisione tostissima). Mi hai aiutato nel prendere la decisione, che forse sin dall’inizio l’avevo nel cuore, di non intervenire affatto, rincuorata che avrebbe avuto una vita normale e si sarebbe adattato a fare tutto a suo modo☺️ ed ora che ha 2 anni e mezzo fa esattamente tutto quanto faceva il fratello alla sua età 😍 ancora grazieLibro Seduto nel deserto a bere un te con Gheddafi

post firmato ricevuto il 23 luglio.

Se volete aiutarmi ad aiutare, andate sul link sotto e se avete letto un mio libro recensitelo, se volete leggete le prime 20 pagine del romanzo qui a fianco, pre ordinatelo e in ultimo aiutatemi a diffondere la campagna.

https://www.bookroad.it/prodotto/seduto-nel-deserto-a-bere-un-te-con-gheddafi/

Devo chiedere scusa…

mi trovo oggi a cominciare una campagna per poter raggiungere un obbiettivo che, una volta raggiunto permetterà al mio secondo libro di essere pubblicato e distribuito da una casa editrice  seriamente.

Contento di questa nuova sfida stavo invitando amici e conoscenti a partecipare alla campagna dimenticando però un fatto: qual è la motivazione ultima? Perché uno dovrebbe partecipare a questa campagna promuovendola, comperandosi dei libri  e condividendola?

Ho dato per scontato che questa motivazione fosse conosciuta e condivisa. Errore. La mia motivazione non è stata ricordata a chi la conosce o addirittura comunicata a chi non la conosce. Per cui devo assolutamente provvedere a sistemare questo.

 

Penso che la vera soluzione ai problemi delle persone, ai problemi che leggi sui giornali e ai problemi a cui i politici vorrebbero trovare una soluzione risiede nella capacità delle persone di cercare la verità. Non importa quanto ignorante una persona sia, se cerca la verità e con questo intendo quella curiosità insita nella vita presente nei bambini, lui sarà un uomo libero. Non importa quanto uno sia colto, quanto sappia e quante lauree possegga, nel momento in cui smette di cercare la verità è schiavo, quantomeno delle sue idee che possono non sempre essere adatte.

La ricerca della verità è un gradino sopra a conoscere e ad essere acculturato. È uno stimolo. È un fare non un essere.

Penso che in qualità di autore io possa umilmente stimolare il lettore a pensare con la propria testa, a porsi delle domande e ad uscire dalla gabbia della conoscenza imposta. E questa, la propria capacità di farsi domande, di essere curioso, di chiedere, è la soluzione ultima alla guerra. Chi mai potrebbe ingannare un popolo informato e trascinarlo in una guerra?

 

La campagna di book road è un gradino di questo scopo che io ho e se anche tu  lo condividi   partecipa e aiutami nella campagna.

https://www.bookroad.it/prodotto/seduto-nel-deserto-a-bere-un-te-con-gheddafi/

 

una gara simpatica

Ieri 18 luglio è cominciata la campagna di sponsorizzazione del libro “Seduto nel deserto a bere un tè con Gheddafi”. Il portale Bookroad.it ha inserito nei suoi titoli anche il mio lasciando che sia il pubblico a scegliere. l’Editore Leone segue infatti questa nuova strategia, che in America sembra stia lanciando molte nuovi autori, dove è il lettore a scegliere il libro da pubblicare con il suo pre ordine. L’obbiettivo è 200 libri pre ordinati in 180 giorni, e io penso che mi lancerò in questa sfida come ho sempre fatto: con spirito di gioco e con la dinamica delle cultura.

sotto il portale.

https://www.bookroad.it/prodotto/seduto-nel-deserto-a-bere-un-te-con-gheddafi/

Diapositiva1

promo per libri 3

promo per libri 2

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Le scuse, gli sbarchi e il libro seduto nel deserto a bere un tè con Gheddafi.

La vicenda degli sbarchi in Sicilia ha riportato alla ribalta la guerra in Libia del 2011 e la morte di Gheddafi. Su più fronti si è letto che le richieste di cacciare il dittatore da parte di Sarkozy (allora presidente della Francia) seguito da Cameron (ministro inglese) non erano altro che pretesti per prendere il controllo di un flusso di petrolio e gas su cui l’italia aveva un controllo quasi naturale per la vicinanza e per i rapporti creati dai più odiati politici italiani (Andreotti e altri tra cui Berlusconi).

Ho scritto il libro “seduto nel deserto”  poiché rimasi colpito da quella guerra siccome una settimana prima degli scontri ero in visita in Libia e nessun indicatore mi segnalò che a breve sarebbero scoppiati disordini e addirittura una rivoluzione. Non volevo e non voglio difendere il defunto o la sua politica.

Il libro usa delle vicende di fantasia per riportare parte della verità storica: una guerra fu fatta per interessi e senza nessuna consapevolezza del dopo, dopo che oggi è sui giornali e in televisione sotto forma di flusso migratorio senza precedenti.

Quando lo scrissi quasi riuscii a prevedere che la “dittatura” creava quell’ordine necessario ma sicuramente poco “democratico” come inteso da noi occidentali. E che quello   stato di cose, quella pazzia di Gheddafi erano forse il male minore all’interno di situazioni politiche molto più complesse e che mirano ad interessi di pochi.

Forse oggi più che mai il libro dovrebbe essere letto e un sorriso amaro potrebbe accompagnarne la sua lettura.

 



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