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LA MANO RUBATA

«IL MEDICO in questione era un’ americana… Quando mi presentai nella sala medica mi chiese della mano. Le raccontai quello che mia madre mi aveva riferito. Lei mi guardò attentamente e disse: “No. Cannot be that. This is Thalidomyde” che in inglese suona “talidomaide”. In seguito andando su internet, scoprii quello che alla fine degli anni 50e nei primi anni 60 era successo. Rimasi sconvolto, non tanto per il fatto che mia madre non me lo avesse detto. Era già morta e conoscendola sapevo della sua riservatezza, e forse vergogna, per qualcosa che non aveva poi fatto. Rimasi sconvolto perché questa cosa la scoprivo a 40 anni». Scrive così Donato Salvia nel suo racconto autobiografico La mia mano destra, in cui narra la storia di un farmaco infausto che determinò la malformazione del suo arto e che nel mondo causò, tra il 1959 ed il 1965, almeno ventimila casi di focomelia. Di tratta della talidomide, farmaco inventato da Heinrich Mukter, che aveva lavorato nei lager nazisti. La casa farmacetica Chemie Grünenthal nel 1957 lo immise sul mercato, dopo aver effettuato test piuttosto sommarie comunque non su animali gravidi. La talidomide era infatti venduto come sedativo, antinausea e ipnotico alle donne incinte, perché rispetto agli altri barbiturici dell’ epoca si riteneva avesse un profilo rischi/benefici estremamente favorevole. Purtroppo però bastavano 50 mg di talidomide per procurare danni irreparabili all’ embrione. Nel novembre del ‘ 61 si scoprì il nesso eziologico tra bambini malformati e assunzione di talidomide in gravidanza, venne ritirato dal commercio, ma era ormai troppo tardi.


VALERIA FERRANTE

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