Ho ricevuto da una studentessa di Medicina questa recensione del mio libro la mia mano destra.
“La mia mano destra” è il libro scritto da un amico. E’ un’opera autobiografica e allo stesso tempo di denuncia pacata, di proposta costruttiva e di riflessione. Inaugurata dalla prefazione e introduzione di due medici, prosegue scandita da capitoli tematici (“La multa”, “Amelia”, “Patente”, “Talidomide”, “Il re è nudo”, “L’infanzia”, “Verrebbe a prendere un caffè da me?”, “Esposizione”, “Il saluto”, “Il lavoro”, “Il libro”, “Lo sviluppo della ricerca”, “Dissonanza”, “Il farmaco oscuro”, “Riabilitazione”, “I figli della Talidomide”, “I guadagni di questo libro”, “Epilogo”, “La ricevuta fiscale”).
Come si può intuire, il libro alterna episodi autobiografici dell’autore in relazione al suo handicap (amelìa della mano destra) a vicende e informazioni storiche sulla Talidomide (di cui molti conoscono solo in superficie) e a capitoli di riflessione personale e proposta attiva alle Istituzioni.
Leggendo questo libro, dallo stile semplice eppure così efficace, il lettore potrà imparare molte cose: chi e cosa dobbiamo ringraziare nonostante tutto per la nascita di una farmacovigilanza (ancora da perfezionare), il punto di vista di una persona che ha deciso coraggiosamente di guardare al suo handicap come ad una risorsa, focalizzandosi su ciò che c’è e sulle sue capacità, la mentalità di qualcuno che opera senza ipocrisie e in brutale onestà (è forse per questo che l’autore ama così tanto i bambini), i meccanismi e le modalità di un crimine farmaceutico che purtroppo possono ripetersi in ogni momento. Spesso la storia gioca brutti scherzi.
E’ oltretutto encomiabile lo sforzo dell’autore nell’individuare una via di mezzo, una soluzione intermedia agli estremismi che tanto dividono chi dovrebbe rimanere unito: “in medio stat virtus” e Donato, di “virtus”, ne ha da vendere.
Victoria Cremascoli