In Florida, dove spesso vado, quando arrivate alla cassa per pagare , la persona presente ti chiede in modo completamente automatico e disinteressato : “How do you do today?” e cioè “Come va’ oggi ?”

La scorsa settimana sono andato a fare shopping con mia moglie. Non è un attività che mi fa’ impazzire particolarmente, ma mi piace andare in giro con la persona che amo  a fare quello che a lei piace. Non c’è niente di male.

Entrato nel negozio di un  famoso brand americano, una commessa che stava mettendo in ordine i maglioni mi ha salutato per il fatto di essere entrato. Ho naturalmente risposto di rimando.

Dopo un paio di minuti mi ha chiesto di confermare ad un’altra persona che le parlava dall’altra parte del negozio che lei mi avesse salutato quando ero entrato. Un po’ sorpreso ho risposto  che sì mi aveva salutato e le ho chiesto come mai me lo stesse ricordando. Mi ha detto che è politica dell’azienda per i commessi salutare le persone quando entrano e che sono molto severi riguardo a questa politica.

Mi è crollato il mondo addosso.

 

 

Scrivo libri o articoli con l’intento forse troppo ambizioso di dispensare informazioni utili. Sono stato invitato a parlare presso un corso di E-commerce della comunicazione all’interno della vendita rivelando qualcosa per me imprescindibile: per vendere bisogna avere una buona comunicazione. E ovviamente lo studio ed analisi della comunicazione ci conduce nel campo della vita, perché comunicare è vivere e senza comunicazione non solo non si vende, ma si vive proprio male. E parlo di buona comunicazione.

Ho redatto anche un seminario molto più completo che abbraccia esempi di come la corretta comunicazione si debba svolgere, di come salva aziende, matrimoni, relazione personali e lavorative poiché dove si infonde la vita  c’è benessere e felicità. Ero quasi convinto di salvare tutto questo materiale nel computer come un buon compito che mai avrei utilizzato.

L’episodio sopra mi ha però svegliato e mi fatto cambiare idea. Un brand con differenti negozi che decide di imporre (di questo stiamo parlando) di comunicare ai propri dipendenti, ha perso completamente il senso delle reale comunicazione. La comunicazione, quella vera, si svolge tra unità viventi che sono interessate ed hanno attenzione alla comunicazione che si sta svolgendo. Hanno interesse perché sono vive, non perché gli viene loro imposta.

Da tempo la comunicazione sta venendo trasferita su apparecchiature elettroniche e regolata dalla fisica; le persone credono di comunicare attraverso social,  si convincono che i LIKE siano delle risposte, che le visite siano un sostituto all’attenzione e perdono completamente la comunicazione come dovrebbe avvenire nel mondo reale. Raggiungono la situazione estrema di non riuscire a capire se qualcuno a fianco a loro su un autobus stia soffrendo o addirittura avendo un ictus perché impegnati nella “comunicazione” digitale.

Arrivare però ad imporre la comunicazione come politica aziendale per aumentare le vendite mi conferma un brutto presentimento: si è persa la comprensione e la relazione tra  comunicazione e  vita, si fa’ confusione tra lo scambio di informazioni e il genuino interesse per qualcuno,  si è trasferita la comunicazione dal reparto filosofico al reparto elettronica perdendone lo spirito di fondo, la vera funzionalità e reale importanza.

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