La definizione di comprensione è l’azione di portare all’interno della propria mente, del proprio sapere la cosa che si sta studiando ( od osservando). Comprensione viene da comprendere, prendere dentro, e mi piace visualizzarla come l’azione di una persona di estendere un confine della propria sapienza a nuove cose.

Questa azione viene inibita da parole mal comprese – e questo lo avevamo già trattato-, ma anche da momentanei turbamenti. Siccome le persone non sono robot, l’incapacità di apprendere possono anche essere collegati a turbamenti presenti. Come un grande parcheggio, la mente, se occupata da altri pensieri, da turbamenti, viene rallentata nella sua funzione di (ap)prendere.

È questo quello che si è presentata alla mia ultima sessione di studio con il mio “giovane” studente Angela. Turbata per una funesta ricorrenza, era poco presente, e nonostante l’impegno e la disciplina, il parcheggio era occupato. Il semplice chiedere: “cosa succede oggi?” con genuino interesse, ha aperto lo studente a confessioni e paure personali che stavano in quel momento disturbando. Una semplice e veloce chiacchierata ha scaricato la tensione potendo tornare ai nostri esercizi e lavori di intenso chiarimento di termini specifici del programma di posta outlook dove la comprensione di semplici parole come versione, windows, icone, parole che “tutti sanno” ha sistemato i problemi dell’ultimo incontro (vedi Esperienza di istruzione 3)

Se un docente non ha la realtà di trattare con un essere vivo e che la trasmissione delle informazione avviene tra te docente in qualità di essere e lo studente che è esso stesso una unità vivente, pensante e non un registratore inanimato, questo non si può considerare dal mi punto di vista un docente. Come puoi guidare qualcuno che non capisci e non conosci ?

L’esperienza si è ancora una volta arricchita.

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