esercizio di comunicazione
Esercizio di comunicazione

Venerdì 15 novembre sono stato alla scuola “Gianni Rodari” di Lacchiarella per il programma “Libriamoci, giornate di lettura nelle scuole.”

L’idea era quella di avere degli autori che leggessero i libri ai bambini per stimolarli alla lettura. Non so se un autore legge meglio di altri. Io per l’occasione mi sono preparato leggendo ed interpretando con mia moglie i testi che gli insegnanti mi hanno passato. Non potevo leggere capitoli  dei miei libri poiché non  adatti a bambini dai sei ai dieci anni.

Mi sono lanciato in questa iniziativa per differenti ragioni:

la prima è che come nonno penso sempre a come migliorare la cultura di mia nipote che ora frequenta la prima elementare; lei mi impegna in un paio di sessioni di chiarimento di parole ogni settimana (tante parole nuove a volte sono un mistero che è meglio chiarire).

Ero  inoltre interessato a sapere cosa succedesse all’interno di una scuola al giorno d’oggi. Pensavo di poter imparare qualcosa e così è stato.

Per ultimo ero curioso di sapere se il mio contributo in qualità di lettore di storie potesse essere di aiuto nello stimolare interesse in questi piccoli potenziali lettori.

Venerdì mi sono trovato quindi a leggere delle brevi storie per 4 ore,  a orde di ottanta bambini alla volta divisi in classi, dalla prima alla quinta.

La prima lezione che ho imparato è che fare l’insegnante al giorno d’oggi comporta un impegno e la comprensione di alcuni fattori. Non è facile gestire 20 bambini. In primo luogo c’è la differenza, n

classi quarte

ella stessa classe, della capacità ricettiva. Puoi avere un bimbo che apprende velocemente e si annoia dopo pochi minuti e uno che ha finito l’ora e non ha proprio compreso. io ho visto bimbi comprendere e trarre conclusioni della storia lette e bimbi ancora bloccati sul primo pensiero. Alla domanda cosa l’autore volesse comunicare qualcuno ha risposto dicendo come si chiamava lui e il suo sopranome (piccolo punto iniziale della storia).

L’insegnante può sviluppare diversi metodi di trasmissione, ma il lavoro comporta un impegno costante. Lode quindi a coloro che insegnano in un mondo in cui i bambini sono agitati da una dieta ricca di zuccheri e addormentati da un bombardamento di immagini (ci sono bambini che iniziano a guardare la TV alle 7 di mattina cosa che io sconsiglio a qualunque genitore).

La seconda cosa appresa è la valutazione di ciò i bimbi ritengono piacevole . Durante la prima ora ho letto alle classi quarte  “Gli Sporcelli”, storia scritta da Roald Dahl. Avevo visto il film La fabbrica di cioccolato  dall’omonimo libro di questo autore. Il film mi aveva un tantino stupito per la sua leggera crudeltà (far affondare un bambino nella cioccolata per il fatto di essere goloso non è proprio un segnale educativo che io diffonderei…). Il libro gli Sporcelli racconta di un personaggio e di sua moglie che vivono in un livello di igiene bassissima in una vita di scontrosità e scherzi di pessimo gusto, è amato tantissimo. La storia ha coinvolto molto i bambini e alcuni mi hanno confermato di avere letto il libro e di averne altri. Come diceva mamma non è bello ciò che è bello…

Trasmettere delle nozioni ai più piccoli (classi prime e seconde) penso sia la sfida più impegnativa per un insegnate. Questi piccoli devono entrare nel nuovo mondo di segni che devono comprendere e  che da ora in poi  trasmetteranno loro molto del sapere, sapere che  invece stanno apprendendo attraverso l’osservazione diretta. Ho visto questi bimbi diventare nervosi dopo meno di 15 minuti di ascolto della storia che era stata scelta apposta (le loro gambe che non arrivavano a terra hanno iniziato a muoversi avanti ed indietro, segno che io ho notato e ho chiesto di intensificare facendolo diventare un gioco *).

Da questa mia esperienza posso apprendere che la trasmissione da un insegnante ad un gruppo di bimbi non sia cosa semplice. Immagino che i programmi didattici siano scritti da persone che non frequenta la scuola in modo così diretto. Penso infine che la trasmissione, la cultura dei piccoli e la loro sete di sapere sia una delle priorità di qualsiasi civiltà che vuole avere e  mantenere questo nome in futuro.

Un ultimo consiglio che voglio dare a tutti i genitori: prima di criticare un insegnante (che  in una giornata storta e difficile può fare qualcosa di inopportuno) dovreste passare una mattinata in una classe con venti bambini.

*Ho scoperto che quando una persona fa qualcosa fuori dal suo controllo, tipo per un bimbo mettersi le mani nel naso o muovere le gambe nervosamente, la richiesta o minaccia di sospendere l’attività è la cosa che funziona di meno. Il fatto di far ripetere l’azione sotto il controllo del bimbo è invece più efficace. Provare per credere.