A diciassette anni partecipai ad una manifestazione. I giornali parlarono di centomila persone presenti. Erano tante e non riuscii a vedere dove la massa di gente iniziava a dove finiva. Potei concludere che centomila  persona sono una quantità enorme.

L’altra sera discutevo con il mio amico Loris, un tipo piacevolmente acculturato. E’ una persona che sa un po’ tutto di tutto. Mi spiegava che vicino al luogo di villeggiatura che io ho scelto c’erano delle belle mete. Una di queste è l’Abbazia di Montecassino. Loris, questo è il nome del mio amico, mi dice che l’Abbazia è stata completamente ricostruita dopo la battaglia della seconda guerra mondiale. una battaglia violenta in cui si calcola persero la vita circa centomila persone tra alleati tedeschi e civili.pupi_siciliani

La cifra mi è sembra veramente esagerata. Non ho mai amato i censimenti delle stragi o delle battaglie per cui non avevo una realtà. Ricordavo però la descrizione di una battaglia della prima guerra, dove la tecnologia militare aveva fatto passi da giganti, con mitragliatrici che sputavano centinaia di proiettili da una parte, mentre la tecnologia tattica, era ancora primitiva e probabilmente affidata a nobili che poca pratica avevano del vivere e soprattutto del morire. Così in centinaia uscivano alla carica con la baionetta mentre dalla parte opposta una mitragliatrice infliggeva loro perdite enormi.

Insomma i morti delle guerre ed i relativi numeri vengono probabilmente assorbiti dalle vicende politiche, storiche o romanzate del soggetto, ma per me che ho visto in una sola volta centomila persona l’idea che queste potessero morire per una sola battaglia,  mi ha fatto inorridire. Dovrebbero riflettere coloro che al potere pensano alla guerra come ad una delle soluzioni. Non lo è mai.

Seduto nel deserto a bere un tè con Gheddafi è forse solo un romanzo, ma è anche una chiara dichiarazione di quanto la guerra sia assurda inutile e dannosa per tutti.

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