Questa mattina mi sono recato al Circoclo della Stampa di Milano per la presentazione del libro “Il farmaco oscuro” il reportage più completo sulla vicenda Talidomide disponibile oggi. A parte la presentazione del libro che tratterò in modo dettagliato volevo riportare lo scambio avvenuto con una giornalista che chiedeva: “ma quanti sono i Talidomidici?”

Finita la presentazione ufficiale mi sono avvicinato e ho cercato di spiegare alla giornalista che il conteggio dei talidomidici italiani ed esteri non è mai stato fatto. Ancora oggi, saltuariamente, vengo contattato da talidomidici che hanno scoperto da poco la loro sindrome e trovano i miei blog o il mio libro in una ricerca sul soggetto con google. La giornalista (giustamente) mi ha chiesto come era possibile che nessuno avesse censito i bambini nati con la sindrome. Nel cercare di darle una spiegazione logica ho dovuto analizzare la vicenda della Talidomide ancora una volta.

La vicenda della Talidomide è il risultato di differenti eventi che si sono incastrati in modo drammatico. Il primo, positivo, è la spinta dinamica che esisteva nell’Europa del dopoguerra dove dimenticati (o per dimenticare) gli orrori della guerra, la popolazione europea marciava compatta verso benessere, lunga vita e una tecnologia che permetteva di non lavare più i panni al fiume, di spostarsi su autovetture e anche di avere una medicina per tutte le evenienze. E in questa corsa i controlli e i protocolli non seguivano la stessa velocità (nessuno forse li riteneva neanche necessari). 

Il secondo punto riguarda la cultura di quelle mamme che si sono viste colpite da questa disgrazia. Alcune, dotate di cultura, trovavano nel farmaco il vero  responsabile spiegandolo in seguito ai loro figli. Altre, la cui cultura si alzava appena sopra il concetto di libertà di voto, poco sapevano del farmaco e soprattutto non avevano superato quell’educazione medievale dove lo stato di salute del nascituro era diretta responsabilità della partoriente. Mia madre, una  di quelle, mai mi spiegò l’origine della mia mano mancante. In aggiunta molti dei talidomidici, chiamati ai tempi figli della talidomide da un giornalista dell’epoca, crebbero in uno  stato di armonia con le loro “mancanze”, si adattarono e fecero una vita normale fatta di lavoro o studio, matrimoni e famiglie. Quindi censire il proprio figlio o censirsi come talidomidico non aveva senso.

Il terzo fattore assai criminale,  è l’atteggiamento della ditta farmaceutica e dei medici responsabili che ha negato la vicenda, si sono arroccati sulle loro ricchezze ed amicizie dei tempi e soprattutto hanno considerato la ditta e il loro status più importante della vita di migliaia di bambini. Come è possibile ? Alcuni di loro erano nazisti condannati al processo di Norimberga ed essendo personaggi minori del nazismo dopo sei o otto anni di carcere erano di nuovo in attività, attività  basate sulle loro competenze che spesso avevano affinato in campi di concentramento. La storia a volte è crudele. I criminali difficilmente vogliono che le loro vittime siano contate.

Il primo punto, la creazione della farmaco vigilanza è la nota positiva di questa vicenda. Il secondo punto, l’ignoranza e la mancanza di cultura come pure la criminalità nell’ambito della soggetto come la sanità e le case farmaceutiche può essere risolto solo attraverso la conoscenza dei fatti e della verità. Considero il libro il Farmaco Oscuro edito dalla TAI Onlus in Italia, un thriller farmaceutico e una storia mozzafiato, la più completa sul soggetto e forse per questo la più difficile da digerire.

 

 

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