400 Parole al giorno 13/28

Articolo 13 di 28

Chiacchiere in ufficio (prima parte)

La ditta era un piccolo fiore all’occhiello di quella che definiremo un’impresa provinciale dalla valenza internazionale. Con la sua produzione di particolari meccanici di precisione per l’industria chimica, l’azienda aveva velocemente conquistato la sua fetta di mercato con merito. La storia del successo era semplice: un proprietario con una idea e una preparazione ingegneristica notevole e un paio di figli con capacità commerciali e conoscenza delle lingue. In un ventennio la piccola attività era ora diventata una realtà invidiabile.

Nell’ufficio la noia la faceva da padrona nella settimana dopo le ferie. Il lavoro era ripreso, ma come sempre gli ultimi giorni di agosto erano dedicati a sistemare gli arretrati, prepararsi per settembre e piano piano perdere quella modalità vacanziera che ognuno, sia che fosse andato al mare o che fosse rimasto in campagna, aveva inevitabilmente assunto durante il mese del Ferragosto. Del resto, era forse meglio annoiarsi un po’ piuttosto che fare fronte alla frenesia che iniziava i primi giorni di settembre dove i telefoni non cessavano un attimo di squillare e le richieste aumentavano di volume come il bianco delle uova sbattute della torta che Anna aveva portato in ufficio per festeggiare il suo compleanno avvenuto il giorno prima.

“La settimana prossima arriverà anche il consulente della Privacy per la periodica verifica all’interno dell’azienda” disse Luca che stava sfogliando il suo calendario per prendere vantaggio della vera ripresa del lavoro che sarebbe arrivato. Piero mangiava con piacere la sua fetta di torta mentre inseriva i dati dei clienti che sarebbero tornati utili ai commerciali, ma non poté nascondere sulla sua faccia una allusiva contrarietà sul soggetto.

Deglutì il pezzetto di dolce che aveva in bocca e disse: “esiste una legge più inutile?” lanciando ai presenti quel tono di chiaro invito alla chiacchiera che poteva essere fatta quando c’erano momenti calmi come quel giorno. Era un invito allettante, perché a differenza di altri soggetti tipo il calcio che escludeva Anna, o la dieta che escludeva lui come il collega Luca, o il tempo che coinvolgeva tutti ma era oramai abusato, il soggetto della “privacy” non era mai stato toccato.

“Che problema c’è se mi riprendono a bere un caffè con un’altra donna? Se non ho niente da nascondere ed è soltanto un’amica non devo mica nascondermi.” Disse convinto prima di addentare un’altra fetta di torta.

Bullismo e Cyberbullismo

I soggetti sopra risultano di grande interesse sia per richiesta diretta, che per i dati di ricerca su google.

In qualità di autore ho trattato l’argomento in un capitolo di un libro sul soggetto della Privacy che sta venendo, proprio in questi giorni, pubblicato a 400 parole al giorno. Ho pensato che pubblicare il capitolo in questione fosse buona cosa. Se uno scritto può aiutare e confortare, la cosa mi da molte soddisfazioni come autore.

Roberto D’Alessandro ha una ditta di installazioni di piccole dimensioni, un solo dipendente, Carlo, con lui da 10 anni   e tanto lavoro fino a tarda ora. Il mercato è in ripresa ma recuperare gli anni della crisi non sembra sia facile. Roberto comunque è molto preparato nel suo settore e la città dove vive e lavora sta sperimentando una piccola rinascita economica. Per questo motivo si respira   dell’ottimismo nell’area. Quando il professore dell’istituto tecnico lo chiama un po’ disperato chiedendo se nelle settimane successive può integrare due studenti per un periodo di formazione con spese a carico della scuola, Roberto accetta. Glielo avessero chiesto tempo addietro non avrebbe saputo cosa fare con questi ragazzi, ma proprio in questi giorni sta ricevendo la conferma per un offerta ad una gara per un ente pubblico. È un lavoro considerevole che potrebbe finalmente dare una svolta al fatturato.

Elia e Francesco si presentano il venerdì seguente al capannone con le loro scarpe antiinfortunistica nuove, il panino preparato dalla mamma e la faccia con alcuni brufoli tipici dell’adolescenza.  Sono al terzo anno del tecnico.  Roberto intanto ha ufficialmente vinto la gara e si appresta a ordinare il materiale, i due ragazzi quindi diventano manodopera aggiunta.  Per quella giornata vengono indirizzati a sistemare il magazzino e il materiale così che come prima cosa familiarizzino con l’ambiente lavorativo.

Una volta sistemati i due studenti, mentre Carlo è a fare piccoli interventi manutentivi da alcuni clienti, Roberto rilegge il regolamento della gara vinta all’interno dell’Ospedale dove verranno fatti i lavori. Approfondendo alcuni termini si rende conto di non aver notato i tempi di consegna e soprattutto le penalità collegate in caso di mancanza. Mentre da una parte è comprensibile che ci siano, una settimana di ritardo comporterebbe il prosciugamento di buona parte del suo utile. Considerando che Carlo è sempre stato un ottimo collaboratore, i tempi richiesti tutto sommato possono essere facilmente rispettati.

Nel pomeriggio prende con sé i ragazzi ed inizia a verificare il loro livello di competenza. Non si trattava di un test, è che Roberto adorava i ragazzi e il loro entusiasmo e nel tempo aveva sempre evitato il bullismo e i vecchi preconcetti sul fatto che i giovani non hanno voglia di lavorare. Roberto dedicava del tempo mostrando loro come doveva essere fatto un lavoro, poi gli faceva fare prove sull’installazione di collegamenti di rete, visione di apparecchiature per test, tutte cose di cui a scuola i ragazzi avevano a malapena sentito parlare. Sapeva che l’apprendistato era un punto focale nella loro formazione. Passavano dalla semplice teoria al vedere che le cose funzionavano, si accendevano, e trasmettevano. Era una passaggio che Roberto amava seguire perché non si era mai persuaso del fatto che le persone non amino lavorare. Era invece convinto che se sapevano cosa fare, come farlo e perché lo facevano, la loro partecipazione e rendimento sarebbe stato certamente superiore.

Sapeva queste cose per esperienza perché in parte le aveva vissute e se non fosse stato per la sua curiosità e interesse nel conoscere, lui stesso sarebbe rimasto vittima dei preconcetti. Il suo primo datore di lavoro lo avrebbe tenuto a pulire uffici e raccogliere ferri per mesi senza effettivamente insegnargli nulla. Lui invece di nascosto installava, smontava e disfaceva tutto ciò che riusciva, a volte rischiando per la mancanza di un supervisore o di una persona più esperta, come la volta che entrato in una cabina di alta tensione per “vedere” cosa si stesse facendo e per un pelo non era rimasto fulminato per l’incorretto uso dei sistemi di protezione personale.

Con Elia e Francesco iniziò a chiedere loro cosa avessero capito delle reti Lan e del cablaggio, della messa a terra o della polarità che avevano studiato a scuola rendendosi immediatamente conto, come era successo altre volte, che nella scuola odierna mancava all’interno dell’insegnamento la cultura della trasmissione. I ragazzi anche se volenterosi venivano bloccati da teorie e concetti che non riuscivano ad assorbire per la mancanza di esperienza da parte degli insegnanti che avevano un solo sistema per ottenere risultati: la minaccia del voto.  Roberto invece riusciva a trasmettere ai ragazzi alcuni concetti di elettronica e di informatica che assorbivano velocemente. Era come se sapesse cosa mancava ai ragazzi per afferrare il soggetto, una specie di abilità nascosta di cui non si era mai vantato, ma di cui aveva gioito vedendo poi l’entusiasmo sui volti degli studenti che si formavano presso di lui. Si può vedere un netto cambiamento di illuminazione sul volto di un ragazzo che comprende cose che prima erano per lui un mistero. Era luce vera, quella della comprensione, e lo studente del momento la sperimentava dopo che aveva parlato con lui per qualche ora. E così stava facendo con Elia e Francesco.  Roberto bilanciava saggiamente la teoria con la pratica e mostrava i connettori, apparecchiature, installazioni di antifurto sul proprio telefonino e anche pratica di lavoro, chiedendogli poi di fare pratica con   piccole attività preparative che sarebbero tornate utili sui cantieri facendogli risparmiare del tempo.

Mentre spiegava ne approfittò per sistemare il materiale per il grosso cantiere e mostrò loro dei connettori: “la ragione per cui questo cavo è fatto così dipende dalle interferenze che deve in qualche modo smorzare. Le trasmissioni viaggiano in due direzioni, verso e da. Queste due usano una coppia diversa del cavo…  Vedete !?”  I due ragazzi ascoltavano attenti perché nel suo spiegare Roberto era semplice e appassionato e gli ascoltatori non avevano difficoltà ad apprendere. Li mise poi in azione, spiegò loro come fare i connettori e glieli fece assemblare, poi per fare una sorta di test di abilità, indisse una gara tra i due per vedere chi li faceva meglio. I ragazzi si misero all’opera divertendosi al punto che nessuno dei due guardò l’ora. Roberto se ne accorse e vide che erano andati ben oltre l’orario accordato con la scuola e disse ai ragazzi che per quel giorno avevano finito. Elia e Francesco però vollero rimanere per aiutarlo a caricare il materiale che sarebbe servito nel cantiere la settimana seguente.   

Il fine settimana passò velocemente e Roberto pronto fin dalle prime ore dell’alba di lunedì riverificò materiale, i documenti di autorizzazione per entrare in cantiere e le copie delle carte di identità. Arrivarono i ragazzi ai quali offrì il caffè Nespresso, utile investimento dell’anno prima. Non aveva avuto però nessuna notizia da Carlo e la cosa era strana perché il suo dipendente non era quasi mai in ritardo e le volte che era successo lo aveva sempre avvertito anche con un semplice messaggio. Roberto decise di aspettare. Alle sette e trenta iniziò a telefonare a Carlo e continuò a provare per mezz’ora senza ricevere risposta.  Iniziava ad essere preoccupato, spaventato per questo ritardo e arrabbiato per il comportamento di Carlo. Gli venne in mente che su un’agenda cartacea aveva segnato il numero di casa della madre di Carlo. Lo compose subito. “Buongiorno Giovanna, mi scuso per il disturbo ma non riesco a contattare Carlo e sono leggermente preoccupato per il suo ritardo”.  “Oh Roberto, quasi me ne dimenticavo. Carlo mi ha chiesto di chiamarla ma nella confusione mi sono dimenticata, ieri sera tardi è stato ricoverato per una appendicectomia. Mentre lo portavano via mi ha chiesto di avvisarla, ma siamo stati tutti colti alla sprovvista, io mi sono scordata di telefonare e la sua compagna di fatto è rimasta accanto a lui. Il cellulare nella fretta sarà rimasto a casa. Mi scuso ancora Roberto.”

Roberto sentì una goccia si sudore freddo colare lungo la schiena, non era preoccupato per il suo dipendente, di fatto una appendicectomia non era cosa grave, poteva essere dolorosa ma di certo non pericolosa. Gli dispiaceva, questo sì ma in quel momento era preoccupato per il ritardo che questo inconveniente avrebbe comportato sul lavoro.  Anche se Carlo fosse uscito dall’ospedale in tempi brevi, avrebbe dovuto passare qualche giorno di convalescenza a casa, conoscendolo si sarebbe presentato al lavoro il giorno dopo le dimissioni ma Roberto lo avrebbe rispedito a riposo, quindi i tempi non sarebbero stati così brevi per un ritorno di Carlo.  

Decise di partire perché la destinazione era la stessa: l’ospedale era il posto dove avrebbe dovuto lavorare ed era il posto dove Carlo era ricoverato. Passati i controlli del cantiere posteggiò il furgone e prese posizione del locale assegnato per il materiale, chiese ai ragazzi di aspettarlo e si precipitò da Carlo.

Lo trovò sveglio dopo l’operazione e come lui preoccupato del lavoro, anche Carlo era perfettamente consapevole che il tutto sarebbe stato rallentato dalla sua mancanza. Roberto gli disse, mentendo, che aveva già trovato la soluzione e che tutto sarebbe andato per il meglio. Gli consigliò di riposarsi ora che poteva e di rimettersi in gran forma senza preoccuparsi. Lo avrebbe tenuto aggiornato molto spesso visto che si trovava nel padiglione in costruzione distante solo qualche centinaia di metri.

Mentre faceva ritorno al luogo dove aveva lasciato furgone e ragazzi, Roberto cominciò ad elencare colleghi che avrebbero potuto aiutarlo. Significava un aumento dei costi ma diversamente avrebbe rischiato di sforare le date di consegna incorrendo nelle penalità relative. Arrivato al furgone lo trovò vuoto, non c’erano i due ragazzi e non c’era neppure il materiale. Ci mancava solo questo! Non ebbe il tempo di pensare che Francesco ed Elia apparvero al suo fianco. Entrambi parlottavano. “Ragazzi dove eravate finiti? Dov’è il materiale?” “Signor Roberto lo abbiamo scaricato e sistemato nel locale a lei destinato” rispose Francesco. “Abbiamo lasciato il cavo e le attrezzature davanti perché abbiamo immaginato che fossero le cose che servissero per prime”.  Sagaci i due ragazzi e … che velocità. Gli balenò un’idea improvvisa: e se avesse fatto il lavoro con loro?  Poteva lasciarli uscire all’orario stabilito e rimanere lui più a lungo perché in qualità di tirocinanti non poteva richiedere loro degli straordinari, però poteva provarci e vedere come fare il lavoro.

I ragazzi si erano dimostrati svegli e pronti a lavorare. Presero posizione al piano di lavoro e la piantina della disposizione degli impianti venne appesa alla parete. Roberto spiegò come avrebbero dovuto disporre il cablaggio, i passaggi e i trucchi etc. I ragazzi iniziarono e presto si rese conto che con il loro entusiasmo le cose viaggiavano più velocemente di quanto lui riuscisse a seguirle. I due tirocinanti correvano, saltavano sulle scale e giù dalle scale con quell’energia propria degli adolescenti. Per loro era un gioco e una sfida. Avevano capito ciò che era successo e il fatto che Roberto doveva completare il lavoro entro un certo tempo, bene, lo avrebbero aiutato, bastava prendere la cosa come un gioco con la scommessa che ce l’avrebbero fatta.   Roberto si trovò presto a stare più attento al fatto che i ragazzi, guidati dal loro entusiasmo, non trascurassero la sicurezza, che usassero correttamente le scale, che mettessero il caschetto in plastica anche se non andavano in alto e i guanti che sebbene siano scomodi e fanno lavorare più lentamente, proteggono le mani. 

A fine giornata quando tirò le somme si rese conto di aver realizzato il doppio del lavoro che aveva programmato di fare con Carlo. I ragazzi per niente affaticati dovettero essere convinti che la giornata lavorativa era finita ma che il giorno dopo li aspettava un’altra sfida.

Il giorno seguente si trovarono di nuovo in ufficio per cominciare la giornata. Francesco era tranquillo mentre masticava il suo chewing gum alla fragola. Elia invece appariva leggermente spento. Arrivati sul posto di lavoro iniziarono le attività da dove erano state sospese, ma la velocità tra i due era cambiata. Elia era lento, svogliato e l’entusiasmo del giorno precedente era svanito. Roberto lo notò e in un primo momento pensò che l’eccitazione della novità si era esaurito. Poi però ripensò che era stato proprio Elia il giorno precedente a prendere la maggior parte delle iniziative. Doveva essere successo qualcosa. Alla prima pausa caffè con una scusa riuscì a rimanere da solo con Elia al quale domandò con molta attenzione per non essere frainteso, cosa fosse successo. “Niente” disse, ma la sua espressione lo tradiva e mostrava un grande turbamento. “Posso richiederti se qualcosa è successo o qualcosa ti ha turbato? Ho fatto qualcosa io che in qualche modo ti ha colpito?  Elia scoppiò e disse che Roberto non c’entrava nulla. “A me piace quello che facciamo, ieri mi sono divertito molto a lavorare e sapere di aver aiutato anche mentre Carlo è ricoverato lo sento come una cosa buona, ma …”

“Ma?!”

“Sono stato preso in giro!”

“Da chi, come? chiese Roberto un po’ confuso.

“Ieri abbiamo fatto più foto mentre lavoravamo sulle scale mentre realizzavamo la parte che io consideravo una vera sfida.” Disse lasciando la frase in sospeso. “Eh?”

“Un amico ha commentato le mie foto sul social e ha attirato l’attenzione di un sacco di persone che si sono sentite in dovere di offendere e denigrare ciò che stavo facendo, mi hanno dato dell’operaio e del leccapiedi.”

“Penso che ci sia un inesattezza in quello che dici: non poteva essere un tuo amico se si è permesso di invalidare la tua giornata lavorativa, di certo non vale la pena pensarci ed essere di cattivo umore per questo”.

“Lo so però tutti quei like …”

“Facciamo così, questi sono 200 euro, fatti una foto e scrivi che questo è un anticipo di un grosso bonus che l’installatore per cui lavori ha intenzione di darti se si rispettano i tempi.  E sappi che io ho veramente intenzione di darvi un bonus, ma in cambio mi devi promettere che toglierai dalla lista di amici quello che ha offeso la tua voglia di fare bene.”

“Davvero!! Certo che lo tolgo. Corro a dirlo a Francesco”. 

Tenendo questa base operativa Roberto riuscì a consegnare in tempo il lavoro. Francesco ed Elia furono premiati con un bonus in soldi con cui si sarebbero potuti fare le vacanze estive e tornarono al loro istituto professionale con un’esperienza ed un bagaglio culturale che impressionò i professori. Carlo si riprese perfettamente e rimase entusiasta per come erano andate le cose.  

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Uno dei temi caldi trattato e protetto dal Garante della Privacy è il Cyberbullismo, che in questa epoca moderna d’impatto social mediatico sta procurando effetti molto maggiori di quelli prodotti dal bullismo o dalla prevaricazione adolescenziale da sempre esistiti. La facilità di divulgazione e la quantità di persone raggiunte in modo subdolo da affermazioni che violino la privacy dell’adolescente possono creare un impatto emotivo non da poco. In aggiunta, depositati sui social possono esserci dati e relazioni intime che se violate possono creare turbamento.

La legge (n. 71 del 29 maggio 2017 art., comma 2) descrive il Cyberbullismo come:  

Ai fini della presente legge, per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

400 Parole al giorno 12/28

Articolo 12 di 28

Il giornalista perduto (sesta ed ultima parte)

“Capisco Roberto e ci dispiace. Come vede la sua intimità è stata violata e in questo modo lei ha potuto essere ricattato. Riesce ora a capire quanto la libertà di privacy sia importante?”

“Sì signore” fu la risposta di Roberto, turbato ma libero dal suo peso. Ora legga il trafiletto scritto sulla sua morte che uscirà domani sul giornale per il quale ha lavorato ultimamente”. 

Titolo: Redattore del Cronacainfame trovato morto.

Sottotitolo: gli eccessi la causa primaria riscontrata dal medico legale.

Il corpo privo di vita di Roberto Franco Rigamonti è stato trovato nel suo appartamento dal collega e capo redattore nonché caro amico Malcom Riva. Il giornalista era atteso alla sede del giornale per la consueta giornata di lavoro ma non vedendolo arrivare il capo redattore ha deciso di verificare di persona cosa stesse accadendo. Non ricevendo risposta una volta giunto all’appartamento, Malcom e altri due colleghi hanno forzato la porta e una volta entrati hanno potuto solo constatare la morte del giornalista molto apprezzato per la sua penna violenta e senza scrupoli che da tempo esaltava i fan del giornale. Il medico legale ha stabilito che Rigamonti è morto in seguito ad un infarto causato sicuramente dagli stravizi a cui era avvezzo. Acerrimo nemico della frangia politica attualmente al potere Roberto si è sempre fatto riconoscere per la sua libera scrittura e per la sua vita fatta di eccessi trascorsa al famoso locale di spogliarelliste Creme Caramel.

I colleghi sentiranno la sua mancanza.

Roberto con il volto coperto di lacrime alzò lo sguardo dallo scritto che gli era stato fornito.

“Roberto, riscriva quell’articolo sistemandone la privacy. Penso che ora lei abbia capito il punto. Ad onore di cronaca sappia che la donna che lei amava e di cui si fidava era in combutta con il marito che era il burattinaio di tutti i politici che lei stava inseguendo. Lei è stato manipolato a dovere. Mi spiace ma forse si sentirà meno colpevole.”

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La problematica del diritto alla privacy verso il diritto di cronaca è trattata in modo capillare e delicato. È forse nata con il diritto di cronaca visto che il primo a portarlo all’attenzione su una rivista specializzata nel settore legale, fu l’avvocato Samuel Warren, nel lontano 1890 a Boston. Nel libro Privacy e giornalismo edito dal Garante e curato da Mauro Paissan, ci sono dei passaggi che hanno dato origine alla fantasiosa novella sopra.

Li riportiamo. Se si riflette sui casi analizzati, ci si avvede che siamo di fronte a situazioni che toccano nel profondo la persona e la sua dignità, dunque un valore che non può essere impunemente sacrificato a nessun altro. Il diritto di informazione ha il suo fondamento nella libertà di manifestazione del pensiero, nella libertà di comunicazione, e non può, quindi, essere considerato come se si trattasse di un interesse prevalentemente del giornalista. La sua ragione si trova piuttosto nel diritto di sapere dei cittadini, nella trasparenza che deve caratterizzare ogni sistema democratico. Ma libertà di comunicazione, diritto di sapere, trasparenza non possono mai cancellare il bisogno di intimità, l’esigenza di “ritirarsi dietro le quinte”, soprattutto il diritto di costruire liberamente la propria sfera privata, di sviluppare liberamente la personalità, di veder comunque rispettata la propria dignità.

400 Parole al giorno 11/28

Articolo 11 di 28

Il giornalista perduto (quinta parte)

“La dignità è seconda al diritto di cronaca secondo me Signore. Non ho dubbi su quello che sto dicendo e penso che il diritto alla dignità sia una bella scusa per impedire alle persone di sapere” disse lapidario Roberto.

Il vecchio prese le parole con un cenno come a voler calmare le acque che in quel luogo non potevano essere agitate.

“Roberto, posso chiamarla Roberto? Quando ha perso la sua dignità? Quale evento nella sua vita recente appena conclusa le ha fatto smarrire questo punto nella sua persona?”

La domanda colpì Roberto. Forse il luogo, forse la situazione nuova, ma ciò che il vecchio gli aveva chiesto portò la sua attenzione su un episodio il cui ricordo era stato da lungo tempo seppellito.

“Cosa mi sta chiedendo?” disse con voce quasi impercettibile.

“Sono interessato a capire quando le è successo di aver smarrito questo diritto che sembra poco importante per lei.” 

Roberto cominciò a tremare. Il ricordo si faceva sempre più chiaro nella sua mente e la sua necessità di parlarne irrefrenabile. “Ero al Veritàsempre! e credevo in quello che facevo. Avevo cominciato a frequentare una donna sposata che infelice della sua relazione con il marito, un ricco imprenditore della città, era caduta tra le mie braccia. Era un amore impossibile, ma non per questo meno bello. Avevamo in programma di sistemare le cose, lei voleva separarsi. In quel periodo stavamo seguendo una pista di corruzione su un grosso appalto e riguardante una grossa porzione dei politici della città, sarebbe risultato in uno scandalo di proporzioni enormi e avrebbe portato a galla altro torbido. Avevamo molte informazioni ma non una certezza tale che potesse permetterci di pubblicare una serie di articoli di denuncia. Lavorando duramente trovai la mia “gola profonda” che mi fornì delle evidenze indiscutibili. Quella sera mi recai a festeggiare prima di dedicarmi al numero che sarebbe uscito nel fine settimana e che avrebbe denunciato tutti i componenti della fraudolenta gara di appalto per milioni di euro. Venni avvicinato da un tipo molto elegante, ma losco nel trattare. Mi disse che era in possesso di foto compromettenti che ritraevano me ed Elena, la donna di cui vi ho accennato. Disse che avrebbe volentieri consegnato foto e negativi ad una terza parte se io avessi fatto lo stesso con le prove in mio possesso. Non ebbi scampo e cedetti al ricatto. Tutta l’inchiesta si sciolse come neve al sole ed io, avendo perduto la mia dignità, mi licenziai e persi tutti i contatti con il mondo giornalistico che tanto avevo coltivato. Avevo bisogno di un lavoro e sapevo fare solo il giornalista, mi recai quindi al Cronacainfame e cominciai a professare quel giornalismo da urlo che tanto avevo biasimato tempo addietro. Inutile dire che ciò di cui mi occupavo non mi desse soddisfazione, iniziai a bere e tanto anche, il resto lo potete vedere, eccomi qui, morto per un infarto causato da una vita di eccessi che avevo scelto di fare per sfuggire alla vergogna”.

400 Parole al giorno 10/28

Articolo 10 di 28

Il giornalista perduto (quarta parte)

“Signor Rigamonti si calmi. Non è un processo ma una constatazione di possibile infrazione. In ogni caso dove pensa che finisca il diritto di cronaca ed inizi il diritto alla privacy? Qual è la linea di demarcazione tra questi due diritti fondamentali?” chiese il secondo dei due.

Roberto non aveva mai compreso la privacy e ricordava le litigate con il consulente e l’avvocato del giornale. Al diavolo, le persone dovevano sapere pensò. Non si sarebbe fatto incastrare da questa messinscena. “Signore, mi spiace ma non credo che la sua linea di demarcazione sia un punto in discussione nella libera stampa.”

“Mio caro” incalzò il vecchio “quello che lei sostiene è molto pericoloso. Come il diritto di cronaca e di denuncia, aggiungo, determinano lo stato di libertà di un paese, anche il diritto alla privacy lo fa. Come sarebbe un paese se i suoi membri fossero preoccupati della possibile violazione della loro dignità? La libera stampa ha difeso i deboli dalle oppressioni dei più forti; che senso avrebbe allora se questo strumento andasse a violare la privacy e la dignità dei deboli che potrebbero essere a disagio per le proprie scelte di vita? La linea di demarcazione non è semplice ma esiste, è necessaria e deve essere conosciuta.”

“Beh, uno non dovrebbe essere preoccupato per le sue attività sessuali se queste fossero appropriate e non dovrebbe temere per le proprie scelte religiose”.

A questo punto intervenne il più giovane che Roberto cominciava a pensare essere non una seconda linea ma un vero e proprio tarlo: “Rigamonti, la dignità delle persone come la libertà di espressione va difesa nei più deboli. Lei sa bene che una persona di carattere non si farebbe mettere i piedi in testa da nessuno ed esprimerebbe le sue idee come lei fa. Ma una persona debole verrebbe colpita se la società civile non ponesse un limite invalicabile per la sua intimità. Non ci può essere un paese civile se tutti i suoi membri non si sentissero in grado di esporre le proprie idee e sapessero che la propria dignità non è altrettanto protetta.” 

“La perdita del diritto di intimità, privacy appunto, non può essere impunemente violato per un altro diritto.”

“La dignità è seconda al diritto di cronaca secondo me Signore. Non ho dubbi su quello che sto dicendo e penso che il diritto alla dignità sia una bella scusa per impedire alle persone di sapere” disse lapidario Roberto.

400 Parole al giorno 9/28

Articolo 9 di 28

Il giornalista perduto (terza parte)

I membri, non sempre gli stessi, conoscono il soggetto e possono valutare obbiettivamente l’operato di un addetto stampa quale lei è. È una sorta di cura che hanno alcune categorie selezionate. Questo non costituisce una agevolazione ma semplicemente la possibilità di una corretta valutazione.” “Beh allora saprete che è normale che un giornalista abbia delle idee politiche e faccia il tifo per un partito piuttosto che per un altro?” disse Roberto convinto della sua difesa.

Il secondo personaggio fino ad allora in silenzio disse: “Sì, anche se volendo essere fiscali non è proprio corretto. Ma vede, la commissione non si sostituisce ad una deontologica come quella presente sulla terra. No, qui vediamo se ci sono dei peccati, delle azioni che hanno creato un danno profondo. Un danno profondo è un omicidio o un furto che ha cambiato la vita di qualcuno perché ha causato a quella persona qualcosa di irrimediabile. Se nella sua carriera ci sono stati articoli tendenziosi non sono materia di questa commissione”.

“Bene, allora di cosa stiamo parlando?”

“Dunque qualcosa ci sarebbe” disse il vecchio togliendosi gli occhiali. “Ci sono ripetute violazioni della privacy in molte delle sue attività giornalistiche. Tre anni fa un cittadino che aveva provocato un incidente stradale venne citato in un suo articolo. Per colmare il trafiletto lei aggiunse che apparteneva ad una comunità religiosa particolare e sempre a scopo riempitivo, sostenne che la comunità religiosa era oggetto di attenzione da parte degli investigatori. Quello che non sa è che in seguito, dovuto al suo articolo, la posizione del soggetto all’interno della comunità religiosa si incrinò e sorsero incomprensioni tali che la stessa comunità decise di mandarlo via per proteggere il resto del gruppo ma soprattutto la sua immagine. La persona perse il suo posto e in seguito anche la moglie si separò per l’inclinazione che la vicenda aveva preso. Tutto era comunque cominciato con un articolo che violava la privacy della persona.” 

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“Mi appello al diritto di informazione, Signore!” Disse Roberto molto sicuro di sé ed oramai calato nella parte del Perry Mason. “Il diritto di informazione è un diritto che costituisce il fondamento di qualsiasi democrazia. Le persone devono sapere cosa accade intorno a loro. È parte del nuovo corso democratico che pian piano sta prendendo piede in ogni paese che pretende di scrivere il proprio nome nell’albo dei paesi civili e democratici.”

“Signor Rigamonti, si calmi”.

400 Parole al giorno 8/28

Articolo 8 di 28

Il giornalista perduto (seconda parte)

Roberto rimase interdetto per la situazione, e sebbene non fosse preoccupato del tempo che scorreva, voleva sapere dove si trovasse e cosa stesse succedendo. “Mio caro signore, lei è arrivato alle porte del Giudizio ultimo. Io ho indicazione per qualsiasi persona, ma per alcune categorie mi servono delle commissioni a parte. Politici, divi del cinema, giornalisti e altre ancora che non sto ad elencarle. Non mi chieda perché. Io eseguo solo gli ordini. La commissione verrà pronta a breve e lei si deve accomodare lì” il dito dell’addetto indicava una sedia apparsa non si sa da dove, ma la cosa strana fu che Roberto si ritrovò seduto senza poter resistere in nessun modo. Il lungo tavolo era leggermente più alto della sua sedia e in un tempo che non riuscì assolutamente a stimare, la commissione si materializzò.

Erano solo due persone. Inforcati gli occhiali il più anziano cominciò a leggere: “Roberto Franco Rigamonti, questa commissione prenderà in esame il suo operato di giornalista. Altre attività della sua vita terrena non sono di competenza in questa seduta. Alcune vicende esterne alla professione potranno essere tenute in considerazione come attenuanti se in qualche modo la commissione ne riscontrerà la coerenza.” “Lei, dopo alcuni anni passati al Veritàsempre! come redattore capo, è poi passato come responsabile di cronaca e cronaca nera al Cronacainfame. Sembra che abbia prodotto una incredibile quantità di articoli sulle vicende della sua città”. “Sì in effetti sono fiero di aver servito la mia comunità con costanza,” rispose Roberto e subito si stupì di ciò che aveva detto. Di fatto dell’immagine di cronista rampante non gliene era mai fregato più di tanto. “Signore!” disse l’anziano che gli aveva posto la domanda, “deve rivolgersi ai membri della commissione usando il Signore. È una buona abitudine e ci teniamo mantenerla.” E continuò: “Vedo articoli su alcuni scandali economici riguardanti una fazione politica della sua città, ma quasi nessuno riguardante la fazione opposta. Ha una spiegazione?” “Beh, Signore, ho ritenuto che una fazione fosse particolarmente disonesta e politicamente corrotta da costituire un importante filone da seguire e da denunciare alla pubblica opinione. Era parte delle mie competenze.” “In ogni caso, signore, sarebbe per me più facile agevolare la commissione se comprendessi il suo scopo.” “Pensavo fosse chiaro. Le attività di giornalismo vengono valutate da questa commissione che ha al suo interno membri che sono stati giornalisti.

400 Parole al giorno 7/28

Articolo 7 di 28

Il giornalista perduto (prima parte)

Era mattina tardi e Roberto faticava a svegliarsi. Era dovuto alle ore piccole che aveva fatto e all’abuso di alcool che consumava quasi regolarmente ogni giorno alla fine del suo lavoro, dalle due alle cinque di mattina. Quando il giornale andava in stampa era solito portarsi al Creme Caramel e annegare nel vino o birra che fosse le fatiche del suo lavoro da giornalista. Era poi difficile alzarsi prima di mezzogiorno. Ma quel giorno erano le tre di pomeriggio e sebbene il suo telefono cellulare stesse suonando non riusciva proprio a svegliarsi. Ed era strano che riuscisse a vedere il proprio corpo disteso con piena consapevolezza, ma che sebbene ne avesse l’intenzione questo non seguisse le sue disposizioni. Non era preoccupato di questa situazione ma annoiato.

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Ad un certo punto intorno alle sei di pomeriggio la porta fu aperta forzatamente e Malcom il vicecapo redattore e suo amico storico, irruppe nella stanza constatando che il corpo di Roberto era privo di vita. Dovette allora comprendere che lui, la vita, erano qualcosa di distinto e in questa nuova dimensione strana e molto particolare, aveva qualcosa da fare. Sentiva che c’era una sorta di scadenza, come quando doveva finire un articolo e Malcom lo chiamava a rapporto per inserirlo nella sua rubrica di cronaca nera; era consapevole di una scadenza, di un appuntamento. Fu in quel momento che una luce lo abbagliò sul davanti invitandolo in modo quasi gentile a cui non poteva resistere, ad una ascesa verso l’alto. In un tempo non facile da stimare si trovò in mezzo ad una lunga fila di persone in uno scenario poco chiaro, in cui preoccupazione o altre emozioni erano inesistenti. Per esempio, nonostante la lunga fila non c’era quella protesta naturale che sorgeva per il tempo perso. Vero era che lui in quelle situazioni abusava del suo tesserino da giornalista e in tono perentorio scavalcava la fila portandosi alla prima posizione incurante se qualcuno protestava o no. Ma lì non solo non trovava il suo tesserino, ma era poco interessato a correre al primo posto. Era circondato da una pace e tranquillità che gli permettevano di stare in fila e procedere tutto sommato speditamente.

Finalmente arrivò il suo turno. L’addetto guardò l’elenco che veniva spuntato e si fermò un attimo come impreparato. “Lei è Roberto Franco Rigamonti?” “Sì”, risposte Roberto che poco amava l’uso del suo nome completo. “Era un giornalista?”  “Certo, lo sono ancora” rispose quasi scocciato. “Beh, quello che lei è ora a me non interessa. Devo invitarla a sedersi perché non sapevo del suo arrivo e devo chiamare la commissione”.

400 Parole al giorno 6/28

Articolo 6 di 28

Un grande computer (seconda parte)

Sono il Colonnello Von Klouse e sono l’ufficiale di collegamento di questo progetto con i tecnici americani che da domani arriveranno in Germania”. Il colonello guardava il materiale scaricato con grande ammirazione. “Questo è un grande progetto e voi dovreste sapere in quale grande passo state venendo coinvolti. Le apparecchiature che qui vedete costituiscono un grosso e costoso sistema meccanografico costruito dalla IBM che ha deciso di usare la grande Germania per testarne l’efficacia.” Otto e Franz sempre sull’attenti non avevano la minima idea di cosa fosse un sistema meccanografico, ma non né l’uno né l’altro si sarebbe mai sognato di interrompere la spiegazione dell’alto ufficiale. Ringraziavano il fatto di aver lavorato duramente fino a tardi evitando così delle spiacevoli sanzioni disciplinari per essersi permessi di fare commenti. Il buon lavoro fatto aveva evidentemente impressionato favorevolmente l’ufficiale davanti a loro. “Questa apparecchiatura una volta montata potrà assorbire una quantità di informazioni prima impensabili e soprattutto potrà renderli disponibili in un tempo ritenuto impossibile in precedenza. Noi inseriremo al suo interno i nomi di tutte le persone che sono nemici della patria, persone che sono di origine ebrea, zingari e ogni tipo di umanoide che non rappresenta lo standard della razza ariana. Avremo indirizzi, attività e conti correnti inseriti in esso, collegamenti e collaborazioni ed in breve potremmo smantellare intere reti di antagonisti alla grande Germania.” Mentre parlava i suoi occhi brillavano di luce propria, come un artista che descrive la scultura da creare. “Questo progetto sarà il fiore all’occhiello della rete investigativa della prossima polizia che il Fuhrer vuole realizzare.” Otto e Franz lavorarono ininterrottamente tutta la notte spronati dall’importante progetto in cui erano stati coinvolti anche fosse solo per scaricare e sistemare, e per evitare eventuali ripensamenti da parte di Von Klouse sui loro commenti inopportuni. Il sistema andò in funzione nel periodo programmato.

Il sistema meccanografico IBM a schede perforate venne effettivamente realizzato in Germania a seguito di un piano emanato nel 1933 dal governo per schedare tutti gli ebrei e gitani e altri gruppi ritenuti indesiderati da Hitler. Il sistema costituì un importante passaggio di quella che è storicamente riconosciuta come la Shoah. La prima schedatura della storia si materializzò nelle mani del più pazzo 30 progetto dei tempi moderni. (fonte IBM and the holocaust di Edwin Black).

Eleanor Roosevelt promotrice dei Diritti Umani

La Dichiarazione dei diritti universali approvata dalle Nazioni unite nel 1948 prende forma dall’osservazioni delle atrocità commesse durante la Seconda guerra mondiale. I trenta diritti ritenuti inalienabili tra cui il diritto ad un Equo processo, allo Studio, comprendono anche il diritto alla Privacy.

400 Parole al giorno 5/28

Articolo 5 di 28

Un grande computer (prima parte)

Quel giorno erano stati assegnati al compito di scaricare delle immense casse e posizionarle secondo la logica di un disegno che gli era stato consegnato, all’interno di un capannone specificamente designato. Le casse erano posizionate su rimorchi che poi sarebbero stati spostati una volta svuotati. Otto e Franz cominciarono a spostare una cassa dopo l’altra, casse che oltre a pesare erano state dichiarate molto delicate.

Il sergente si era assicurato che capissero l’importanza della disposizione delle scatole e della cura con cui avrebbero dovuto maneggiare le parti in esse contenute. Avevano due giorni di tempo per sistemare la merce e avrebbero anche dovuto eliminare l’imballo formato da pesanti assi di legno così sbarazzarsi del materiale riempitivo usato per proteggere il carico, questo significava carta e paglia in quantità. Non c’era da perdere tempo.

Dopo mezza giornata Franz si rese conto che il lavoro sarebbe stato immane, scaricare le casse senza un ordine prestabilito avrebbe significato più tempo e questo era dovuto alla quantità di scarti che dovevano ammassare e che già stavano creando intralcio ai movimenti. Decise quindi di partire dalla cassa da posizionare nel punto più remoto del capannone assegnato, aprirla e lasciare il materiale nel posto corretto per passare a quella successiva. Avevano perso del tempo ma ad Otto e Franz il lavoro non faceva paura. Arrivati a sera inoltrata avevano recuperato la mattinata persa e la metà delle apparecchiature da montare erano oramai posizionate.

Decisero quindi di fermarsi per il loro rancio che oramai freddo era appoggiato su un tavolo. Quando una persona non comprende lo scopo delle disposizioni ricevute è incline al biasimo o alla critica nei confronti delle stesse. Per cui mentre il pasto veniva consumato non si trattennero dal commentare la strana attività che stavano facendo da molte ore oramai.

E mentre il pasto, freddo ma pur sempre apprezzato, veniva consumato e le chiacchiere indirizzate proprio alla stranezza del progetto si perdevano nell’immenso capannone, un ufficiale apparve alle loro spalle. “Soldati attenti!” ordinò. I due schizzarono in piedi consapevoli che il loro parlare senza riserve poteva dare adito a ripercussioni di carattere disciplinare. La rigidità dell’esercito era parte della potente aspettativa del Fuhrer e dei suoi progetti. “Ho sentito i vostri commenti sul lavoro che state svolgendo e se non foste stati così accurati prenderei seri provvedimenti verso di voi. In effetti mi aspettavo che la disposizione dei materiali prendesse molto più tempo.